Quello che nessuno dice sull’emergenza rifiuti a Napoli e dintorni. - Marianna Panico
Sulla questione dei rifiuti a Napoli le responsabilità e le inadempienze sono tante e tanto diffuse e radicate che fare un intervento di pura cronaca degli ultimi giorni non ha senso. La prima considerazione che sorge spontanea a un osservatore esterno è l’incomprensione del fatto che dopo 13 anni di Commissariamento di Governo e quindi di emergenza, di nomi e personalità autorevoli, dell’una e l’altra parte politica, avvicendatasi alla poltrona di comando, di consulenze eccellenti, di incarichi a massimi esperti nazionali, si possa arrivare di nuovo al disastro di questi giorni. Napoli e provincia letteralmente invase da spazzatura inevasa, cassonetti incendiati da cittadini tanto esasperati e preoccupati dell’igiene che non si rendono conto che si passa ad un male ben peggiore, dai batteri alla diossina (quest’ultima si sviluppa da rifiuti solidi urbani bruciati senza sistemi sicurezza). Ormai siamo al paradosso che chi per tutela dell’ambiente e della salute manifesta e lotta contro gli inceneritori e le discariche, in emergenza brucia senza perdere tempo e si disfa dove gli aggrada del proprio sacchetto quotidiano.
In realtà non c’è nulla da capire, ma da verificare un bel rosario di errori civili e politici, in buona o mala fede fatti da tutti negli ultimi 13 anni.
Parlo di errori civili perché è assurdo pensare che le responsabilità siano solo da una parte, lasciando innocenti i cittadini. Parlo di errori politici perché a mio avviso il punto critico che genera la falla nella gestione dei rifiuti in campania è stato, ed è il mancato corretto controllo delle attività della filiera, e questi non sono errori contingenti, sono errori legati alla mancanza di qualità politica dei controllori. Ma che sarà mai questa complicata gestione dei rifiuti? Semplice: l’insieme delle attività di raccolta, di trasporto, di recupero e di smaltimento finale di sostanze o oggetti di cui il detentore/proprietario si è disfatto. La gestione dei rifiuti si fa in altre città d’Italia senza i disastri che accadono a Napoli, mutuando realtà d’eccellenza provenienti dall’estero.
In Svizzera la ricerca è arrivata a studiare la sublimazione dei rifiuti cioè il passaggio di stato da solido a gassoso senza altre forme intermedie, per dirla in parole povere un gioco di prestigio alla Silvan che fa “sparire” il rifiuti . Sono già tornati al futuro e noi ancora lì per partire. Che pensare?...Che gli altri sono bravi e noi napoletani scemi, oppure c’è dell’altro.
Io credo che ci sia dell’altro e non basta dire che le nostre città sono troppo popolose e che la criminalità è profondamente coinvolta. Questi ultimi sono sicuramente cofattori del disastro ma dopo 13 anni di fallimenti sono diventati dei bei alibi. L’elemento di debolezza del sistema è la scarsa cultura della qualità sociale, personale, aziendale, ambientale, di cittadini e politici, insieme e in solido corresponsabili dello stato raccapricciante in cui versano le città napoletane.
E con uomini (e donne) senza qualità è ovvio che, da una parte la raccolta differenziata e le altre attività di recupero non decolleranno mai e dall’altra chi consoce e ha la responsabilità di gestire il ciclo dei rifiuti in Campania, non è in grado di affrontare gli ostacoli alla gestione razionale e tempestiva.
Purtroppo non si possono togliere i punti alla patente di cittadino, però i gestori potrebbero almeno dimettersi lasciando il campo per tempo. Perché non lo fanno? Perché a Napoli accanto alla negligenza c’è anche l’incapacità di vergognarsi e mettersi in discussione. E così di arroganza in arroganza si consuma l’agonia di questa città. Napoli addio!