- Rossella Fornaro
Nella società civile, in maggior misura nelle realtà di provincia, a mio avviso, c’è un gran fiorire di associazioni.
Nascono persino le Associazioni di associazioni, le Consulte di Associazioni, i Consulenti per le Associazioni.
Aggregazioni spontanee (e necessarie), che si propongono di avere una particolare caratteristica distintiva: l’esser passati dal semplice “stare in un paese” al “prendersi cura del paese”.
E con questo fiorire di gruppi, di aggregazioni, i paesi e le cittadine, da sterili “zone abitate”, diventano comunità.
È così che parte quel quotidiano e invisibile motore di quella società civile attiva, che serve da necessaria corolla a qualsiasi attività amministrativa volta a gestire la città.
Con molta probabilità, quanto più piccolo e lontano dalla metropoli e poco servito è un paese, tanto più potente sarà questo motore.
In altre parole, nelle province diventa più forte la capacità di aggregarsi e guardare con gli stessi occhi agli stessi problemi da risolvere.
Quando più di una persona sente che qualcuno deve mettersi in moto, parte allora l’attività del gruppo, dell’aggregato di cui dicevamo, appunto.
Non occorrono macroanalisi o una radicata consapevolezza politica, per guardare e toccare con mano le esigenze del quotidiano vivere in una zona di provincia.
Per questo è semplice l’aggregazione. Quanto più vicini alla nostra quotidianità sono i disagi, tanto più nascono i movimenti della società civile.
Questa è la paradossale potenza della cittadinanza di provincia.
Foriera di dialogo, di innovazione e di idee, l’aggregazione tra i cittadini è una sacrosanta risorsa, ed è giustamente agognata da tutti gli amministratori locali, che trovano nei gruppi e nelle associazioni degli interlocutori giustamente proporzionati alla dimensione di un comune.
Ma dove e come nasce l’aggregazione?
Dove si incontrano le persone?
«In piazza!» è il coro unanime di una grande opinione pubblica, che però rischia di fare della piazza un valore fine a sé stesso.
Richard Rogers, noto architetto di prestigio internazionale, ha osservato come da una degradata area di parcheggio, a Parigi, una trentina di anni fa, sia venuto su il Centre Pompidou, oggi punto di convergenza tra arti e culture di ogni dove. «È la prova – sostiene Rogers – che ogni luogo può essere migliorato».
“Con la sola forza dell’architettura?”, ci chiediamo noi.
Eccolo qui, il magico strumento nelle mani e sulla bocca di tutti: la piazza.
Splendide, moderne, lussuose e verdeggianti, arricchite da sculture avveniristiche e panchine ergonomiche… spesso le più belle piazze non arrivano, però, a dare alla comunità ciò che serve: il dialogo, l’incontro.
Allora, ecco che interviene la mente più lungimirante della società civile, delle associazioni, degli amministratori talvolta: serve l’evento, più che la location.
Serve l’occasione, l’appuntamento a cui giungere tutti, in gruppetto o in massa. Per poter finalmente andare a vivere la piazza.
Hai voglia di cercare piazze e piazzette, allora.
Per quanto bella una piazza possa essere, questa non ottempererà mai alle sue funzioni vitali, se mancano gli eventi che nella piazza devono svolgersi.
Se non si sa cosa andarci a fare, insomma… nessuno muoverà un passo dalla propria casa, per andare in piazza!
Una comunità che cresce, invece, è quella che di continuo si incontra.
E dove le persone si muovono e si incontrano e si scontrano e si parlano… allora è molto probabile che lasceranno un seme per le generazioni future.
Quanto meno, una città di cui “si sono presi cura”.