La quotidiana emergenza che trasforma i paesaggi… e le menti.
- Rossella Fornaro e Luisa Terracciano - 10/7/07
Abbiamo deciso di fare una passeggiata nella “natura”, per
sfuggire al primo caldo, e la natura in provincia certo non manca: stradine
di campagna, antiche ville nobiliari abbandonate, tanti angolini dove rilassarsi,
passeggiare o godersi un po’di fresco.
Ci siamo mosse in auto, un pomeriggio di inizio estate, per dare uno sguardo
dove di solito non arriviamo mai nelle nostre passeggiate di svago e di piacere.
Lontano dalle vetrine, dai bar e dai “sali e tabacchi” del nostro
centro storico, ci apprestiamo a scoprire le meraviglie delle zone-limite: quelle
di confine con i paesi limitrofi.
Non appena sfioriamo la periferia cittadina, siamo a due passi dallo splendido “Centro
Commerciale”: c’è n’è uno in ogni dove, non occorre
dire dove ci troviamo. Parcheggio ampio e automatizzato, un viale d’ingresso
di tutto rispetto, luci e insegne accese 24 ore al dì…. Perfetto.
Svoltiamo l’angolo per ammirarne il “retro”, dove tra l’altro
affacciano le case e le villette di tanti contadini che da generazioni abitano
il posto. E allora? Allora vediamo cumuli di buste nere, grigie, bianche, di
carte e cartoni, imballaggi e scatoloni. Un pittoresco assaggio di città,
per chi vive nella quasi-campagna e apre le sue finestre sul retro del Centro
Commerciale, ogni mattina! Sì, perché non c’è orario,
se non c’è raccolta…. Ovvio, no?
Cambiamo zona e andiamo all’altro lato della città, dove secoli
fa scorreva un fiumiciattolo e ora ci sono cenni di palude. Depositare l’immondizia,
qui, significa tapparsi il naso e passeggiare tra topini e topastri… per
carità, donne: non indosserete mica i sandali, eh?!
Il paesaggio rurale di queste “zone di confine”, che qualcuno tristemente
definisce “zone di frontiera”, è già da decenni attraversato
da vene di cemento: un tributo all’urbanizzazione, senza dubbio, per carità.
Ma dove i contadini vedono crescere i loro alberi da frutto, dove tengono le
loro gallinelle e dove raccolgono la verdura fresca… proprio lì,
oggi, si ritrovano lembi di strada soffocati dai sacchetti. C’è una
zona di confine che, a circa un mese dall’ultimo passaggio del “camion
per la raccolta”, vanta il record di strada più immondezzata di
tutte: una striscia di strada lunga una trentina di metri, completamente costeggiata
di rifiuti.
Dove ci troviamo? Ma naturalmente in campagna!
Nel centro, tra le auto in fila e in sosta, i numerosi cassonetti vengono svuotati
regolarmente… non quotidianamente, ma a ritmi più accettabili,
questo sì.
Il grosso dei sacchetti “non ritirati” sta lontano… nei posti
più invisibili. E d’altra parte non c’è da meravigliarsene.
L’infelice spettacolo, oltre a stimolare i nostri sensi - in
modo particolare l’olfatto - ha attivato una serie di riflessioni sul nostro
modo troppo rassegnato di essere cittadini.
E’ vero che se c’è una qualità che alla gente del Sud
non manca, è sicuramente la capacità di adattamento… ma
non è sempre un bene sapersi adattare!
Noi abitanti della Campania, dopo secoli di sciagure e cattivi governi, ora ci
adattiamo a calamità più moderne, diciamo. Il Vesuvio ci fa la
grazia di starsene tranquillo e le nostre amministrazioni ci riservano la “munnezza”...anzi
no, l’emergenza rifiuti. A vederli dal telegiornale, quei cumuli di rifiuti
fanno impressione, ma noi, invece, che ci viviamo accanto, quasi non li vediamo
più.
Ogni tanto ci stupiamo di qualche cumulo particolarmente gigantesco...ma la nostra
vita quotidiana continua come sempre: siamo abituati a metterci il fazzoletto
alla bocca quando avvistiamo le montagne di rifiuti, facciamo jogging nelle stradine
di campagna costeggiate da rifiuti, sopportiamo i restringimenti delle strade,
forse ci scappa qualche “accidentina” quando la spazzatura occupa
dei posti macchina, vista la carenza di parcheggi.
Ma per il resto quasi non ci lamentiamo più!
E ‘ così che la rassegnazione si trasmette alle nuove generazioni,
come fosse un gene della nostra gente, ed è così che si lasciano
i problemi in eredità a chi viene dopo e nessuno “spezza il circolo”.