È successo davvero.È stato quasi un successo
- Rossella Fornaro
Metti un luogo abbandonato, una fabbrica dismessa o altro… uno spazio in disuso che appartiene al Comune, un posto che ti passa sotto gli occhi tutti i giorni, quando ci passi accanto. Quei cancelli incatenati pieni di erbacce, quei capannoni deserti che tante cose potrebbero invece accogliere e contenere… ci passi accanto ogni giorno, e ogni giorno ti frulla quell’idea in testa: e se lo si utilizzasse, questo luogo?
Metti un gruppo di giovani che quest’idea ce l’hanno da un po’ di mesi, forse anni.
Succede che dall’idea, i giovanotti in questione passano all’azione.
All’inizio creano un’associazione: immaginano iniziative, sperimentano la loro cultura e parlano, discutono. Sono insoddisfatti di tante cose: un paese che non ferve, una moltitudine di coetanei persi nei bar di periferia che socializzano solo e sempre di calcio o di reality show…
Nasce così l’iniziativa di appropriarsi di uno spazio e gestirlo.
I giovani in questione, inizialmente una decina, si attrezzano per creare quello che definiscono “uno spazio nel deserto, uno spazio ludico che contribuisca anche alla crescita culturale del paesello”.
L’idea è mutuata, tra l’altro, dalle numerose precedenti campagne elettorali locali: gli aspiranti amministratori, quasi tutti, dichiaravano da decenni, ormai, l’intenzione di trasformare lo spazio abbandonato dell’ex-mattatoio locale in un luogo utile all’aggregazione giovanile.
Bisogna creare un centro sociale, in definitiva: un luogo di ritrovo, di scambio, di svago e di impegno.E così accade.
A gennaio di due anni fa, un gruppo di fanciulli si è ritrovato a varcare i cancelli di un edificio industriale abbandonato, nel cuore di una cittadina vesuviana, per farne occupazione.
Iniziativa che rasentava l’illegalità, questa. Ma che non è stata mai perseguita dalle istituzioni, per una tacita approvazione dello scopo, e una preesistente fiducia e collaborazione tra Amministratori e Associazione. Nessun antagonismo, dunque, con le istituzioni: è la logica, questa, di ben pochi centri sociali, quelli interessati a realizzare del buono.
E nel giro di pochi mesi, del buono c’è stato, in effetti. Senza alcun dubbio!
Ripulito l’ex-mattatoio, moltiplicato il numero di giovani “occupanti”, monitorato il tutto per via informale da amministratori pronti a ravvedersi, da un momento all’altro, sulla fiducia data a questi giovani… E l’iniziativa è andata avanti.
Una mescolanza maggiore di idee e di ideologie attraversava gli occupanti, che quotidianamente si incontravano nel neonato Centro Sociale per chiacchierare, bere una birra, guardare film, progettare eventi di interesse sociale e culturale.
Sì, proprio l’interesse culturale: lo scopo prioritario, dichiaravano i primi sostenitori di questa occupazione, era quello di contribuire alla crescita del territorio, non di chiudersi in sé.
Uno dei locali è stato allora attrezzato a mediateca.
I ragazzi hanno organizzato una prima festa per bambini, come atto di inaugurazione.
Poi hanno organizzato una festa della Capoeira.
Hanno organizzato un torneo di calcio per gli immigrati, per dar loro uno spiraglio di integrazione con i ragazzi locali.
Hanno organizzato un cineforum su Pier Paolo Pasolini; e sono giunti visitatori inaspettati, numerosi e interessati.
Hanno organizzato una due-giorni di cultura e teatro palestinese: un altro successo.
Nicchie di cultura da proporre alla cittadina addormentata, dunque. Tutte queste iniziative, magicamente, funzionavano! Attraevano, aggregavano e acculturavano, più di quanto ci si fosse mai aspettato!
È da comprendere, come nessuno abbia cercato di bloccare l’iniziativa, di per sé poco legalizzata perché fondata su una occupazione abusiva di proprietà comunale.
E questa è la prima parte della storia. A questo punto, secondo voi, come è andata?
La storia è finita male, purtroppo: nella molteplicità e nella moltitudine di nuovi collaboratori per la gestione del Centro, non c’è stata purtroppo uniformità nell’interpretare le funzioni di questo prezioso strumento, il Centro Sociale, appunto.
Quelli che erano gli ideatori del progetto, quelli che per primi hanno varcato la soglia dell’ex-mattatoio, che lo hanno ripulito e arredato… si sono ritrovati un Centro Sociale popolato da malsani principii di quasi-anarchia….
Così, gli stessi fondatori, arrivati allo stremo della tolleranza, hanno abbandonato il centro. Lasciandolo nelle mani di chiunque volesse servirsene, per feste techno e similia.
L’epilogo è ben peggiore: ad un certo punto, dopo qualche mese, qualcuno ha appiccato un incendio al Centro, e inevitabili sono scattati i sigilli dell’Amministrazione, proprietaria dei locali.
Oggi, l’idea di fare qualcosa di piacevole per i giovani e di utile per la collettività attraverso quei capannoni, circola come un fantasma tra le menti di chi ci ha già una volta creduto.
E qualcuno di questi giovani, forse, tenterà di realizzarci un’attività professionale, con queste idee: una mediateca, uno spazio ludico per bambini, un centro culturale…Però, forse, questa storia… poteva anche finire meglio, per come era iniziata