Impegnarsi per la provincia
- Livio Coppola

Tendenzialmente ci piace dire che nella nostra provincia si vive male. Con grande convinzione, esponiamo a casa come al bar le ragioni del nostro disagio: criminalità, maleducazione, inquinamento, etc. etc. E alla domanda sulle nostre prospettive di vita la risposta è quasi sempre: “Per carità, non vedo l’ora di andarmene, più a nord è tutta un’altra cosa...”.
Certo, è tutta un’altra cosa lavorare a Milano, sulla costa ligure, nelle Marche, o addirittura all’estero. Sono esperienze di enorme valore, sempre però che riflettano lo sfruttamento di una vera opportunità.
Per dirla tutta, mi sento spesso dire che è meglio andare a fare un lavoro qualsiasi a nord invece di sfruttare il proprio titolo di studi al sud. La cosa non solo è sbagliata, ma rivela tutte le nostre paure e il nostro scarso senso di responsabilità. Abbiamo studiato per diventare medici, avvocati, commercialisti, giornalisti (?!)? Bene, visto che ci siamo così evoluti, mettiamoci al servizio della tanto vituperata provincia. Facile voltarle le spalle, gridando a gran voce che ciò che ci circonda non va bene. Poi, invece di contribuire al miglioramento, si fugge. Sembriamo quei grandi giocatori di calcio che chiedono continuamente rinforzi al presidente, minacciando in caso contrario di andar via. La risposta giusta sarebbe: “Comincia a restare tu, visto che sei un grande giocatore..”.
Non voglio certo eccedere in moralismo. Ma un’opportunità di lavoro può semplicemente spuntare fuori qui come altrove. Senza dimenticare che Napoli, con tutte le sue disgrazie, è e resta il terzo centro più prestigioso d’Italia, e come vita vissuta solo Roma le è superiore. Quindi, se il medico può fare il medico negli ospedali partenopei, contribuisca a migliorare la sanità regionale. Se noi cronisti avremo spazio per scrivere sui giornali della città, lavoriamo per tirare fuori verità, sollecitare il confronto e alimentare il dibattito sui tanti problemi che ci affliggono.
Chi ha un’età tra i 20 e i 30 deve capire che oggi il proprio ruolo all’interno della vita socio-economica della nostra provincia può essere a suo modo decisivo. Sarebbe un errore scoraggiarsi dinanzi ad illegalità e inefficienza. Difficile combattere la sporcizia, la malavita, la chiusura mentale, col solo metodo della fuga. Un paio di anni fa chiacchieravo amabilmente con un imprenditore di Pomigliano d’Arco. Una persona che ha saputo costruirsi un’attività solida e tuttora redditizia. Guardò in faccia me i miei amici coetanei (allora poco più che ventenni) e disse: “Cari ragazzi, dovete rendervi conto che la mia generazione, ossia quella dei vostri genitori, non è altro che una generazione di mediocri. In tanti abbiamo trovato lavoro, soldi, cariche importanti, cavalcando l’onda della ripresa del dopoguerra. Oggi voi siete costretti, per fortuna o purtroppo, ad essere molto più preparati per ottenere solo la metà di quello che abbiamo ottenuto noi. Cercate di fare meglio di chi vi ha preceduto”.
Ammissione ammirevole, riscontrabile nell’indolenza pubblica amministrazione, nei piccoli imbrogli dei commercianti, nella non cultura della “legale illegalità”. Ma non andiamo via così, se ci sentiamo responsabili diamoci da fare per questa benedetta provincia. Magari un giorno, chi verrà dopo di noi, potrà dire che qui non si vive poi così malaccio...