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I dieci comandamenti per gli automobilisti.
Nuovo decalogo del Vaticano per la guida,  contro le prepotenze e l’egoismo della strada - Marianna Panico - 10/07/2007

Sono tante le problematiche del vivere civile che preoccupano il Vaticano, ed è proprio di oggi la diffusione di un libretto dal titolo “Orientamento per la pastorale della strada” da affiancare al certamente più laico Codice della Strada. Un manualetto spirituale che comincia con il quinto comandamento delle tavole di Mosè, non uccidere e prosegue richiamando virtù evangeliche, il tutto condito dall’avvertenza che un segno di Croce prima di iniziare il viaggio è importante per fare ricorso alle intercessioni celesti, e dal consiglio di dire un rosario se si è in compagnia per sentirsi immersi in Dio e rimanere sotto la sua protezione. Così ha spiegato il cardinale Renato Raffaele Martino presidente del Consiglio dei Migranti.
Trovo lodevole che un pezzo di società, quale la comunità religiosa cattolica, si preoccupi del quotidiano di tutti e proponga una soluzione, soprattutto se le cifre che riguardano i morti sulle strade per incidenti nel ventesimo secolo sono da brividi: 35 milioni di morti e un miliardo e mezzo di feriti. Solo nell’anno 2000 un milione e 600 mila vittime. Anche costruire chiese e santuari lungo le autostrade, inviare preti agli autogrill e nelle aree di sosta, consiglieri spirituali ai raduni di automobilisti e motociclisti, come promesso dalla Santa Sede, è un farsi carico del problema e attuare la propria soluzione senza limiti. Quello che invece mi preoccupa di questa nuova iniziativa della Chiesa è la latente, strisciante commistione tra Stato e Chiesa. Sembra quasi che la Chiesa, studi con attenzione le lacune dello Stato, laddove vi siano, e intervenga massivamente con strumenti regolatori, facendo leva sulle coscienze degli individui, stimolando il senso di peccato e di meschinità umana di fronte all’Altissimo, per trovare ascolto.
Non ho mai condiviso il metodo pedagogico cattolico, tramandare di figlio in figlio, fino ai giorni nostri, il senso di colpa atavico dei poveri progenitori Adamo ed Eva, né tanto meno imporre dall’alto comandamenti finalizzati a regolare, forse a sottomettere una comunità.
Nello specifico, non vorrei che questo nuovo decalogo cattolico, invece di mitigare un problema, diventi esso stesso una nuova fonte di stress e di ansie inutili.
Lo dico da automobilista che di certo non scende in auto per uccidere la gente ma che nel contempo deve affrontare ogni giorno il caos di una viabilità che purtroppo, almeno nell’area napoletana, è caratterizzata da anarchia e impunità. Lo dico da cattolica che non osa immaginare la confessione domenicale come l’elencazione di tutti i comportamenti pro-contro decalogo stradale tenuti nella settimana.
Non bastava semplicemente invitare a rispettare e far rispettare il codice della strada nel gran gioco delle parti?