Difendere le Banche Italiane dai tentativi di acquisto degli stranieri equivale a tutelare un interesse nazionale?
- Giorgio Modugno -10/7/07
Non è mai stato spiegato il motivo. Ma il messaggio è passato:
bisogna difendere contro gli stranieri l’italianità delle banche.
Vale a dire è opportuno fare di tutto (anche violare la legge?) affinché le
banche italiane non passino in mano a spagnoli, olandesi o a chi non ha nazionalità italiana.
Sono ammesse partecipazioni straniere purchè di minoranza e silenziose.
Solo una banca genuinamente italiana può tutelare l’interesse
nazionale. Si potrebbe pensare “E’ il Paese di Bengodi”.
Il cittadino , senza timore alcuno, si reca presso la propria Banca italiana
di fiducia, deposita il risparmio con la consapevolezza di stare in mani
sicure. Se poi avesse bisogno di soldi si può recare in qualsiasi
momento presso la propria filiale e qui, date le opportune (giuste) garanzie,
ottenere denaro. Sappiamo dalle cronache e dagli studi di questi anni che
le cose non stanno così. I servizi bancari in Italia sono tra i più cari
in Europa. Circostanza che mal si concilia con l’interesse nazionale
che dovrebbe avere di mira la tutela del risparmio (anche quello effettuato
attraverso il sistema bancario) . Se poi chiedete un prestito le Banche ve
lo concedono solo in cambio di garanzie che superano di molto per valore
il credito richiesto.Ovviamente sempre che, vedasi cronache di questi anni,
non conosciate qualche banchiere che chiude un occhio (a volte anche due),
e vi conceda credito anche se la vostra impresa non naviga in buone acqua
ed ha già una esposizione debitoria rilevante verso il sistema
creditizio. Il quale, mal che vada, si rifarà sul piccolo risparmiatore.
Alti costi bancari e non trasparenza nelle condizioni di erogazione del credito.
Sono questi forse i mali peggiori che affliggono il nostro sistema creditizio.
Come possono essere debellati? Aprendo il mercato creditizio agli stranieri .Ovvero
applicando il principio contrario a quello dell’italianità delle
banche. L’ingresso di istituti creditizi stranieri in Italia non può non
comportare maggiore concorrenza e, quindi, un abbassamento dei costi dei servizi
bancari. Se voglio sottrarti quote di mercato sono costretto ad offrire servizi
che siano più vantaggiosi rispetto a quelli offerti da te. Dall’altra
parte se voglio mantenere o incrementare la quota di mercato posseduta sono tenuto
a divenire competitivo abbassando, a parità di qualità di servizi,
i prezzi.
Nell’erogazione del credito si è poi sentito in questi anni in maniera
forte la commistione tra modo finanziario- bancario e politico. Sono le banche
a decidere, mediante l’erogazione del credito, il successo di un piano
imprenditoriale (e quindi a volte la sopravvivenza di un’impresa) . In
questo contesto si crea un reciproco legame: da un lato i politici hanno bisogno
delle banche per l’erogazione di somme ad imprese vicine (che poi al momento
opportuno, riconoscenti, si trasformeranno in bacini elettorali); dall’altro
le banche ottengono protezione dal mondo politico sia come normativa di favore
sia ponendo in essere un’attività che ha lo scopo di rendere difficile
l’ingresso nel mercato italiano di banche straniere. In un mercato più aperto,
invece, il sistema creditizio, concedendo meno spazio alla classe politica, starebbe
più attento ai profitti erogando credito a quei progetti industriali dotati
di buone possibilità di riuscita. Evitando di guardare al chi ma
al cosa.