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Io ho un amico che si chiama Dico
lettera di Michele Carta, Napoli

Io ho un amico che si chiama D. Tra i tanti cattolici che conosco, D è quello che, nel mio immaginario, è il più cattolico di tutti. Mi sembra cioè che cerchi di mettere in pratica il Vangelo nella sua vita. Anche per questo D., lo scorso autunno, è partito per il un paese dell’Africa, nel tentativo di dare un contributo alla realizzazione di un programma i prevenzione e di contenimento del contagio del virus dell’Aids. In questo paese D. ha conosciuto C. , una ragazza dell’America Latina e, a quanto pare, se ne è innamorato. Alla fine della loro esperienza africana sono entrambi tornati ai loro paesi d’origine. Il rapporto, seppure con tutte le difficoltà che una storia a distanza comporta, è proseguito. Poi il governo ha presentato il ddl sui Dico e per  D è stato una buona notizia. Tra le varie ipotesi di cui si parlava, c’era anche la possibilità di stabilizzare , per chi convive con un extracomunitario, una situazione allo stato dei fatti piuttosto precaria. Oggi infatti chi non fa parte dell’Unione Europea non può soggiornare in uno stato membro per un periodo più lungo di tre mesi, attraverso un visto turistico, a meno che non abbia già trovato un lavoro. Adesso conviene fare un paio di precisazioni: C, la ragazza del mio amico nel suo paese che non fa parte del cosiddetto “primo mondo”, ha una buona occupazione e non è per nulla scontato che un suo eventuale trasferimento in Italia le aprirebbe prospettive migliori in campo lavorativo. Non è una considerazione di poco conto, dal momento che , spulciando un po’ le leggi vigenti in materia di immigrazione, sembrerebbe che il legislatore sia partito dal presupposto che una persona straniera, specialmente se proveniente dal sud del mondo e di sesso femminile, non possa venire nel Belpaese a fare altro che la colf o la puttana. Con il passare dei giorni però il buon umore e la fiducia del mio amico sono andati piano piano scemando. Intendiamoci, D. non era affatto sicuro che avrebbe sottoscritto una dichiarazione di convivenza con la sua cara C., in fondo il passo era molto  impegnativo. Era comunque contento perché aveva avuto per un momento l’ebbrezza dovuta al fatto che la politica sembrava avergli fornito, se non una soluzione, un’opportunità in più, eliminando una complicazione , quella del soggiorno a tempo determinato, alla sua storia che complicata lo è parecchio. Un esercito di parlamentari grondanti fede, tanto ferrei nella teoria, quanto blandi nella pratica, specialmente la propria, hanno deciso di togliere il mio amico D. dall’imbarazzo della scelta, prendendo una decisione per lui. Hanno sbarrato la strada, o almeno così tentano di fare, al peccaminoso proposito dei due volontari. A vederli questi guardiani della fede, sembrano piuttosto inadeguati e forse qualcuno, tanti anni fa  li avrebbe cacciati dal tempio.