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E’ rimorto il Pci. Da oggi siamo tutti più liberi.
Peppino Caldarola - tratto da Il Riformista, 25/04/2007

Il Partito democratico c’è. Quello che sarà, è impossibile immaginarlo. I media si sono innamorati come nella prima puntata del Grande Fratello. Le nomination fanno notizia. Nel frattempo quegli arretrati dei francesi, che nulla sanno di Curzio Maltese e Gad Lerner, si dividevano secondo l’antico schema destra-sinistra. Antonio Polito è andato talmente oltre che preferisce Sarkosy. Non c’è sorpresa più entusiasmante per un ex uomo di sinistra che scoprire la destra. Una delle cose più azzeccate che ho scritto in questi mesi è che in ogni ex comunista cova un Adornato. Così rendiamo l’onore delle armi a un vecchio compagno che se n’è andato “oltre” alcuni anni fa. I democratici di rito margheritico sono convinti che per battere Sarkosy era meglio partire dal 18% di Bayrou piuttosto che dal 25% abbondante di Segolene Royal. Non sanno spiegare perchè, ma loro hanno la fede che spiega quasi tutto. I democratici di rito diessino erano pronti al successo dell’uno o dell’altra. Se avesse vinto l’amico di Rutelli avrebbero avuto la prova provata del fallimento della sinistra, ora che ha vinto Segolene la iscrivono al partito democratico. Comunque la metti, hanno ragione loro come accade a quelli che hanno sempre avuto torto. Tutti invitano all’alleanza, col trattino, fra Segolene e Bayrou per trovare la conferma che l’Italia ha imbroccato la strada giusta. Bisognerà vietare l’alcool non solo negli stadi prima delle partite ma anche nella politica dopo i congressi. La Francia, così scioccamente arretrata, secondo i leaders del Pd esalta l’ennesima eccezione italiana. E’ di qui, proclama Prodi, che riparte la storia mondiale. Dopo Robespierre e Lenin, tocca a un italiano. Fantasmi di tutto il mondo unitevi! Tuttavia in questi giorni di lacrime (diessine) e di coriandoli (margheritici) è obiettivamente successo qualcosa di straordinario, stavo per scrivere epocale, secondo un antico linguaggio. E’ rimorto il Pci. Questa volta senza funerali e con le ceneri al vento. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. Il vincitore della crisi della Prima Repubblica, il partito ex comunista, si è ufficialmente arreso. Non porta alcun ricordo con sé, se non un album di foto pieno di morti che da vivi si sono odiati o si sarebbero odiati. Si salva Gramsci perché Beppe Vacca gli fa dire quello che vuole. Resta Berlinguer perchè con quella faccia un po’ così come fai a dimenticarlo dopo che l’abbiamo tanto amato. Franco Marini fa bene a gioire. Uno dei partiti distrutti da Mani Pulite si è preso la rivincita e da pochi semi - il popolarismo, il sindacalismo, l’oltrismo di Rutelli, la fantasia di Parisi - ha fatto germogliare una pianta carnivora che si è ingoiato l’ex Pci. Non è sorprendente, conosciamo i discorsi di molti leaders dell’ex Pci che sognavano di rifare la Dc. Eccoli accontentati. Addio al comunismo, del socialismo neppure a parlarne, tutti in una grande casa modello democristiano. Una casa un po’ più americana, un po’ meno laica, senza le organizzazioni di massa. Al posto di Fanfani c’è Parisi, D’Alema fa Andreotti, Fassino sembra Goria. Veltroni è talmente Veltroni che a forza di non dire niente è diventato convincente. Gli ex dc gongolano e sfornano candidati baby. Tenete d’occhio quell’Enrico Letta, se un giorno diventasse coraggioso potrebbe essere imbattibile. Il dato storico è tuttavia la resa politica e culturale degli ex comunisti. Vedrete come cambierà il loro modo di pensare e comunicare ora che la rete di protezione occulta del comunismo occulto è stata buttata per aria. Dovremo mettere qualcuno a studiare l’evoluzione di un ceto politico che alla mezza età deve cambiare le categorie di interpretazione del mondo e spesso sceglie di non interpretarle perché non sa più dove guardare. La resa del grosso degli ex comunisti rimette in gioco un altro vincitore sul comunismo, sconfitto anche lui da Mani Pulite: il socialismo. Qui si parte da una situazione più difficile. Diaspora esasperata, anni e anni di resistenza quasi catacombale, riflusso elettorale a destra come reazione, tutto ciò mentre la storia dimostrava che il terribile Craxi le aveva azzeccate quasi tutte, con buona pace di Eugenio Scalari e di Alfredo Reichlin che non ne hanno azzeccata una. In questi anni quasi tutti i dirigenti dell’ex Ds mi hanno rimproverato il mio “craxismo” tardivo, salvo poi a rifare l’album di foto privo però di didascalie esplicative. La mia prima didascalia fu un editoriale sull’Unità pubblicato dopo la morte del leader socialista e la battaglia persa per un suo ritorno in Italia senza l’insulto delle manette. Se si riparte dalla resa dei comunisti, non è detto che questa sia la resa della sinistra e del socialismo. Intere pagine di storia italiana vanno rivisitate alla luce di questo evento. Non ci si può arrendere e non revisionare la storia che abbiamo fatto. Una prospettiva si riapre. I movimenti in corso con la nascita del Pd e l’attivismo di Berlusconi lasciano spazio ad un socialismo moderno, di governo, innovativo. I media non ci credono. Proveremo a convincerli. Soprattutto dovremo attirare quel grande mondo della sinistra che cerca un’identità larga, un socialismo largo, in luogo del partito a-identitario, pigliatutto, fondato sulla guerra di leadership. Non sarà l’unione delle sinistre. Bertinotti ha una sua strada e ci darà sorprese positive. Ma il socialismo democratico deve dar vita a una forza politica che rompa gli schemi di gioco, rimetta in corsa l’Italia, sappia stare nel conflitto scegliendo, senza paura ma senza subalternità rispetto ai movimenti, si muova come una barca leggera di fronte a due Titanic (il partito di Berlusconi e il Pd) in cui si balla e si piange prima del naufragio. Diremo grazie ad Occhetto per il coraggio e grazie a Fassino e D’Alema per la dichiarazione di resa. Da oggi, per citare Nenni, siamo tutti più liberi.